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Aria da quando tu non sei più tu vivi costretta in clandestinità chiara piena di quel profumo che inebriava i sogni miei
Pura come una vergine eri tu vivi stuprata dalla civiltà chiusa ridotta già in cattività non puoi curar più nostri guai
Tuu che sei lamadre condannata a morte dai figli tuoi e dal sangue del tuo sangue
leggi di giunte comunali con dentro i porci che decretan la tua morte
Mhhmhh lo Celentan sempre lo disse odia chi distrugge le città
canta da quella notte di via gluck il pianto dell’umanità
Mhhh raccontami di come di com’era dolce il sesso e poi ancor di com’era forte il vento
 Tutto quanto colpa di noi chiusi gli occhi non ci sei che te Te che non sei quello che eri Te che eri tutto cio che volevo Volevo un mondo di tenerezza e unicità Non mi regali piu quella unicità e quelle verità Verità di quei sentimenti che credevo unici per me Per me eri quello che si suol dire... ok non fa niente..non continuo con le paroline..
u
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Io non voglio una rosa solo in un giorno speciale Non voglio un biglietto pieno di parole voglio fatti e gesti e rose in momenti inaspettati voglio amore quell'amore tanto sognato....
....ed eccolo
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5/o2/09
"Ciò che ero solito amare non amo più; mento; lo amo ma meno; ecco ho mentito di nuovo. Lo amo, ma con più vergogna, con più tristezza; finalmento ho detto la verità. È proprio così: amo, ma ciò che amerei non amare, ciò che vorrei odiare; amo tuttavia, ma contro voglia, nella costrizione, nel pianto, nella sofferenza." Francesco Petrarca.
 quando cè bisogno di qualcuno io so di poter contare solo su una persona. Le persone,che credevo,amiche si sono rivelate invidiose e come sciacalli che ti uccidono su un punto quando sei felice. Che bisogno c'è di chiedere "come va" tanto per dar respiro alla bocca? E poi che ti frega? Non capisco perchè la gente tende a farsi gli affari degli altri e non i proprio. D'altronde se ti chiedo un parere quello ci sta,ma non ci sta quello che dici sparando tanto per far la battuta o tanto per parlare. Ma fatti i fatti tuoi e non essere invidioso.
Con questo passo e chiudo.
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A te queste parole, per la consolatrice grazia dei tuoi grandi occhi, dove un tenero sogno ride e piange, per l'anima tua pura, così bella, a te queste parole, dal mio acre tormento!
Ahimè, l'orrido incubo che sempre mi perseguita non mi dà tregua, infuria follemente, geloso, si va moltiplicando come un branco di lupi, si attacca al mio destino sporcandolo di sangue!
Io soffro, è spaventosa la mia sofferenza, tale che, al suo confronto, è un'egloga il lamento del primo uomo, espulso dal giardino dell'Eden!
Le preoccupazioni che puoi avere, cara, sono rondini in volo nel cielo del meriggio riscaldato dal sole di un giorno di settembre
Questa è una poesia che (penso) ad ogni donna farebbe piacere sentire dal suo amato. Io me la autodedico...E' bellissima! E' un mito Verlaine!
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